Mi piace pensare che «permetterci di avere, finalmente, un corpo che non debba dimostrare nulla» non sia soltanto un compito del femminismo, ma soprattutto della società. Di una società che deve cambiare.
Perché forse è proprio questo il punto: riuscire a guardare il corpo di una donna per quello che è — un corpo che vive, cambia, invecchia, a volte genera vita — senza che debba continuamente dimostrare di essere ancora e sempre desiderabile. Temo che la società avrà sempre bisogno di controllare questa narrazione.
Ma vivo per vedere il giorno in cui smetteremo di leggere “come è invecchiata bene” o “ha perso subito i chili della gravidanza” e cominceremo ad associare il valore di una donna alla sua professionalità, al suo pensiero critico o, banalmente, al suo essere umana, anziché al suo essere oggetto del desiderio.
Tutti questi “trend” che si concentrano sul corpo delle donne e su come dovrebbe essere fanno una cosa molto semplice: impongono degli standard in cui possiamo fallire.
Da quando siamo piccole i nostri corpi diventano qualcosa da osservare, migliorare e controllare.
Cresci e vedi che essere donna significa essere consapevoli di come il proprio corpo viene percepito. Capisci che la bellezza ha un valore sociale che può aprire delle porte e devi continuare a lavorare per raggiungerla.
Se ci fermiamo, possiamo capire quanto questa cosa sia totalmente innaturale. Mi piace pensare che la società dovrebbe smettere di chiedersi come appaia il corpo della donna e che inizi a chiedersi cosa quella donna possa fare in quanto persona: quali idea ha, cosa sogna, cosa desidera…
Gli uomini hanno la maggiore libertà di non pensare a come vengono percepiti i loro corpi. Le donne invece vivono nel costante pensiero di trattare il corpo come un problema da risolvere nel tentativo di soddisfare uno standard che oltre ad essere irrealistico continua anche a spostarsi.
Gli uomini usano il corpo per vivere la vita mentre per le donne il corpo è un lavoro a tempo pieno, che occupa un enorme spazio mentale.
Spero davvero che vedere il corpo femminile come un progetto da perfezionare possa liberarci per poter usare al meglio quello spazio mentale che per troppo tempo è stato occupato abusivamente.
Tra l’altro la cosa assurda è che il corpo apre e chiude porte. Il corpo della donna non può essere altro se non desiderio.
Quindi o è troppo o è troppo poco. Quando non è né uno, né l’altro, rimane comunque oggetto di discussione.
Se sei bella, magra, giovane non puoi essere seria, professionale. Se non rientri dentro questa categorizzazione, devi per forza essere seria e professionale.
Trovo veramente assurdo che non riusciamo a vedere la donna come tale ma solo correlata al suo corpo prima di vederne le idee e i sogni.
guardo le foto di allora e tirerei testate contro il muro.
dai 16 ai 30 ho passato il tempo a nascondere il mio corpo, insacchettarlo dentro vestiti over size( l' epoca grunge mi aiutava).
quando azzardavo qualcosa di più "in figura" mi era insopportabile lo sguardo dell'altro.
e invidiavo le mie amiche, magre e piatte senza sforzi particolari.
Poi verso i 30 gli eventi della vita( la malattia terminale di mia madre la fine di una relazione tossica la separazione l'avvio di un'attività in proprio con un bimbo di pochi mesi)
il mio corpo cambia, dimagrisco, rapidamente fino ad arrivare a 44 kg.
viso scavato seno minuscolo braccia che si contenevano tra il pollice e l'indice. non ho più un filo di muscolo.
compaiono solchi sul viso.
siamo verso gli anni 2015/20.
Tutti a dirmi come stavo bene, come fossi in forma "per la mia età".
io mi guardavo allo specchio, non mi riconoscevo ma piacevo. finalmente avevo un corpo che corrispondeva all'ideale esterno.
eppure era un corpo sofferente, abitato da un'anima sofferente e fragilissima.
nell'ultimo decennio ho rivisto trasformare il mio corpo a seguito di due gravissimi infortuni. Flaccido e debole, "fortunatamente" la priorità di rimetterlo in piedi e farlo funzionare nei movimenti basici, mi ha indotto ha prendermene cura.
adesso che ho 51 anni inizio a piacermi, per come "sono ritornata in qua" , ma per farlo è stato necessario praticare un controllo e un esercizio di volontà che talvolta sconfinano nell'ossessione di dieta sana ed esercizio fisico 3 volte a settimana piu camminate faticose appena possibile.
adesso corrispondo ai canoni esterni ed interni. e mi domando quanto questo "sentirmi bene" sia interiorizzato e quanto invece sia indotto da cio' che viene richiesto al corpo femminile.
razionalmente mi rendo conto di essere dentro un meccanismo gatto che si morde la coda.
ma c'è poco da fare, chi come me, lotta per volersi bene( nonostante gli affetti e la stima delle persone di cui sono circondata) rappresenta la gallina dalle uova d'oro per tutto ciò che gira intorno al controllo del corpo femminile.
Grazie mille per questo articolo.
Mi piace pensare che «permetterci di avere, finalmente, un corpo che non debba dimostrare nulla» non sia soltanto un compito del femminismo, ma soprattutto della società. Di una società che deve cambiare.
Perché forse è proprio questo il punto: riuscire a guardare il corpo di una donna per quello che è — un corpo che vive, cambia, invecchia, a volte genera vita — senza che debba continuamente dimostrare di essere ancora e sempre desiderabile. Temo che la società avrà sempre bisogno di controllare questa narrazione.
Ma vivo per vedere il giorno in cui smetteremo di leggere “come è invecchiata bene” o “ha perso subito i chili della gravidanza” e cominceremo ad associare il valore di una donna alla sua professionalità, al suo pensiero critico o, banalmente, al suo essere umana, anziché al suo essere oggetto del desiderio.
Spero che quel giorno arriverà.
Bellissimo articolo.
Tutti questi “trend” che si concentrano sul corpo delle donne e su come dovrebbe essere fanno una cosa molto semplice: impongono degli standard in cui possiamo fallire.
Da quando siamo piccole i nostri corpi diventano qualcosa da osservare, migliorare e controllare.
Cresci e vedi che essere donna significa essere consapevoli di come il proprio corpo viene percepito. Capisci che la bellezza ha un valore sociale che può aprire delle porte e devi continuare a lavorare per raggiungerla.
Se ci fermiamo, possiamo capire quanto questa cosa sia totalmente innaturale. Mi piace pensare che la società dovrebbe smettere di chiedersi come appaia il corpo della donna e che inizi a chiedersi cosa quella donna possa fare in quanto persona: quali idea ha, cosa sogna, cosa desidera…
Gli uomini hanno la maggiore libertà di non pensare a come vengono percepiti i loro corpi. Le donne invece vivono nel costante pensiero di trattare il corpo come un problema da risolvere nel tentativo di soddisfare uno standard che oltre ad essere irrealistico continua anche a spostarsi.
Gli uomini usano il corpo per vivere la vita mentre per le donne il corpo è un lavoro a tempo pieno, che occupa un enorme spazio mentale.
Spero davvero che vedere il corpo femminile come un progetto da perfezionare possa liberarci per poter usare al meglio quello spazio mentale che per troppo tempo è stato occupato abusivamente.
Tra l’altro la cosa assurda è che il corpo apre e chiude porte. Il corpo della donna non può essere altro se non desiderio.
Quindi o è troppo o è troppo poco. Quando non è né uno, né l’altro, rimane comunque oggetto di discussione.
Se sei bella, magra, giovane non puoi essere seria, professionale. Se non rientri dentro questa categorizzazione, devi per forza essere seria e professionale.
Trovo veramente assurdo che non riusciamo a vedere la donna come tale ma solo correlata al suo corpo prima di vederne le idee e i sogni.
Grazie di questo commento Giulia.
Grazie per i tuoi articoli, sempre
Purtroppo gli interventi di Cristina Fogazzi si sentono in disordine, non si riesce a sentirli dal primo all'ultimo
ora sono in ordine, riprova :)
Grazie!
ho letto tutto l'articolo, ascoltati gli audio.
Condivido ogni singola frase.
Eppure, io sono una di quelle donne che nel proprio corpo si sente scomoda.
ho vissuto la mia adolescenza negli anni 90, circondata da amiche per nature magre.alcune magrissime.
io ero la giunonica: badate bene, alta 163 cm ne pesavo 50(52 quando "mi lasciavo andare") avevo la taglia 40 e la terza abbondante.
avevo cosce muscolose perchè praticavo equitazione.
guardo le foto di allora e tirerei testate contro il muro.
dai 16 ai 30 ho passato il tempo a nascondere il mio corpo, insacchettarlo dentro vestiti over size( l' epoca grunge mi aiutava).
quando azzardavo qualcosa di più "in figura" mi era insopportabile lo sguardo dell'altro.
e invidiavo le mie amiche, magre e piatte senza sforzi particolari.
Poi verso i 30 gli eventi della vita( la malattia terminale di mia madre la fine di una relazione tossica la separazione l'avvio di un'attività in proprio con un bimbo di pochi mesi)
il mio corpo cambia, dimagrisco, rapidamente fino ad arrivare a 44 kg.
viso scavato seno minuscolo braccia che si contenevano tra il pollice e l'indice. non ho più un filo di muscolo.
compaiono solchi sul viso.
siamo verso gli anni 2015/20.
Tutti a dirmi come stavo bene, come fossi in forma "per la mia età".
io mi guardavo allo specchio, non mi riconoscevo ma piacevo. finalmente avevo un corpo che corrispondeva all'ideale esterno.
eppure era un corpo sofferente, abitato da un'anima sofferente e fragilissima.
nell'ultimo decennio ho rivisto trasformare il mio corpo a seguito di due gravissimi infortuni. Flaccido e debole, "fortunatamente" la priorità di rimetterlo in piedi e farlo funzionare nei movimenti basici, mi ha indotto ha prendermene cura.
adesso che ho 51 anni inizio a piacermi, per come "sono ritornata in qua" , ma per farlo è stato necessario praticare un controllo e un esercizio di volontà che talvolta sconfinano nell'ossessione di dieta sana ed esercizio fisico 3 volte a settimana piu camminate faticose appena possibile.
adesso corrispondo ai canoni esterni ed interni. e mi domando quanto questo "sentirmi bene" sia interiorizzato e quanto invece sia indotto da cio' che viene richiesto al corpo femminile.
razionalmente mi rendo conto di essere dentro un meccanismo gatto che si morde la coda.
ma c'è poco da fare, chi come me, lotta per volersi bene( nonostante gli affetti e la stima delle persone di cui sono circondata) rappresenta la gallina dalle uova d'oro per tutto ciò che gira intorno al controllo del corpo femminile.