Bolena come Anna Bolena.

Sembra un vezzo da costume in stile Tudor, invece è il primo corpo di questa casa. Anna Bolena è stata accusata, processata e decapitata, e per arrivare a ucciderla è stato necessario riscrivere il suo corpo trasformarlo in prova. Si è detto di lei che avesse un sesto dito, dei nei letti come marchi del diavolo, che fosse adultera, incestuosa, strega. Niente di tutto questo serviva davvero a stabilire una colpa, solo a renderla un mostro, perché un mostro lo si può eliminare senza rimorsi. Il potere non l’ha uccisa perché era colpevole, ma l’ha resa colpevole perché aveva bisogno di ucciderla.

È esattamente il gesto che mi interessa, da antropologa e da scrittrice, un gesto ripetuto da secoli: si prende un corpo scomodo, lo si copre di segni, lo si dichiara non conforme, e poi lo si cancella facendolo sembrare giusto. Le streghe, le isteriche, i corpi ai margini di oggi… tutti passano da lì. Per questo questa casa porta il nome di una donna fatta a pezzi dalla storiografia, dalla narrazione e dalla fiction prima ancora che dalla spada: perché qui i corpi processati tornano, e grazie al cielo ci infestano.

Mentre costruivo l’idea di Bolena e il suo necessario spazio digitale continuavo a chiedermi perchè avrebbe dovuto interessare altri al di fuori di me, volevo trovare qualcosa di convincente, semplice e diretto da dire. Sai quelle cose ammiccanti che ti fanno sentire comoda? eh, non le ho trovate.

Però mi sono accorta che cambiando la domanda in un’affermazione, non “perché dovresti leggermi?” ma “Dovresti leggermi perché”, il senso si svuotava e si riempiva di altro, diventando più un manifesto che una richiesta. Ho scoperto che i simboli cambiano di significato quando mi sono accorta di non poter più tornare indietro da quello che avevo compreso e assimilato nei miei vari viaggi in giro per il tempo e lo spazio. Mi è uscita dalla memoria quella scena sublime del primo Matrix dove un Bianconiglio disegnato su una scapola conduce Neo al Paese delle Meraviglie, con tutti i suoi orrori. Per me è stato così quando ho sentito parlare di antropologia, di corpi e di poteri la prima volta. Non potevo tornare indietro, anche se ho provato (se avete ascoltato Herbariae sapete il motivo, ndr) diverse volte.

Cosa succede alle persone che riconoscono la struttura, la vedono diciamo, e quindi possono guardare il potere muoversi come una vipera e provare anche la facilità con cui modella corpi, comportamenti, regole, obblighi, norme e persone? Ripartono da capo, credo. Tornano indietro nel tempo per riguardare tutto dall’inizio perché il loro sguardo è cambiato.

Io ho fatto così. Il mio modo di ripartire da capo è cercare la memoria collettiva, e per me la memoria collettiva non sta negli archivi ufficiali né nei monumenti ma passa attraverso i corpi che la incarnano e da lei sono incarnati, così come attraverso la letteratura. I corpi, perché sono il primo luogo in cui il potere scrive le sue regole (e quindi decide chi può esistere, chi va corretto, chi va scartato) sono anche il primo archivio da cui ripartire per ricostruire ciò che è stato cancellato e manomesso, sfilacciato direi per impedirci di ritrovare il bandolo. Critical fabulation. La letteratura quindi diventa il posto in cui quei corpi tornano a parlare, dove le streghe, i mostri, le marginali e tutte le figure spinte ai bordi della Storia continuano a vivere, a infestare, a masticare le ossa dei vivi per riprendere spazio. Leggere, scrivere e raccontare, per me è un gesto di ricostruzione della memoria, un modo per intrecciare le voci che sono state separate e farle tornare a parlarsi.

Bolena, quindi, è casa infestata che accoglie tutti i corpi e lo fa usando metodi diversi. Sicuramente in apparenza è una newsletter poco gentile e senza fretta che tiene insieme i corpi e i libri per ricucire una memoria collettiva interrotta. Parte dal mostruoso storico e arriva alle non conformità contemporanee, sperando di includere tutti i corpi, i corpi grassi e la grassofobia, i corpi trans, disabili, razzializzati, malati, poveri. Quelli che oggi non finiscono più sul rogo o al cappio, ma fuori campo. È una genealogia, quindi, ma anche una scommessa: la caccia alle streghe non è mai finita e oggi, a secoli di distanza, siamo vicine al ritorno dei fuochi..

Le stanze di questa casa infestata.

Tutto questo non lo faccio in un blocco unico, ma per rubriche, perché ogni stanza di Bolena lavora su un pezzo diverso della stessa ricerca. Sono nate separate, ma parlano tra loro, insieme tengono il filo che va dal corpo storico al corpo presente, dall’archivio alla pagina, dalla Storia alla voce viva di chi la riscrive.

Roghi è il punto di partenza, la stanza della Storia. Qui indago i processi per stregoneria di ieri e di oggi: parlo con Silvia Federici e Marina Montesano, rileggo i roghi, Salem, collego il Malleus Maleficarum alla violenza di genere contemporanea. È la rubrica in cui recupero i corpi processati e li riporto al presente, perché nessuna di noi è un silo verticale senza un prima e un dopo.

La Fabbrica dei Corpi prende quel filo e lo porta dentro la modernità. È la serie in cui smonto la catena di montaggio che produce, modella, applaude e poi scarta i corpi — dallo spettacolo all’industria digitale. Se Roghi mostra come si costruiva il mostro ieri, la Fabbrica mostra la stessa macchina che gira oggi, dentro le nostre case e sopra i nostri letti.

ReadRoom è la stanza in cui la letteratura diventa conversazione. È il posto dove parlo con le scrittrici di scrittura, di narrazioni e di memorie condivise: come si costruisce una storia, cosa si tramanda attraverso le parole, quali memorie ci teniamo insieme. È il punto in cui la ricostruzione della memoria smette di essere solitaria e diventa un dialogo tra voci.

Costellazioni Familiari è il podcast che allarga quel dialogo fino a farne una mappa. Ogni mese, nei giorni di luna nuova e luna piena, parto da una scrittrice — Lucia Berlin, Christa Wolf, Jane Austen — per rintracciare l’arazzo: la costellazione di libri e voci a cui è imparentata, l’albero genealogico letterario che ci permette di non leggerle mai da sole. Contro la velocità che liquida ogni libro in cinque minuti, è il mio modo di dire che le storie si parlano attraverso il tempo e lo spazio, e che ricostruire quei legami è già un atto di memoria collettiva.

Per ora sono squattro stanze, una sola casa. Roghi e la Fabbrica scavano nei corpi; ReadRoom e Costellazioni Familiari intrecciano le voci. Insieme fanno la stessa cosa: rimettere in fila ciò che è stato spezzato. Vorrei costruire altre stanze che guardino anche ai nostri fantasmi futuri, ma per quello serve tempo e aiuto. Non so se è una motivazione sufficiente per iscriversi a una newsletter, ma di certo è un manifesto di quello che farò qui, parlando sempre di corpi, di poteri e di corpi ai margini, perché non diventeremo mai tempio, ma saremo sempre casa. Case infestate, ovvio.

Questa casa è e resta aperta.

Bolena è gratuita e ho intenzione di tenerla così. Ho pensato molto a questa cosa dentro alla grande conversazione del lavoro culturale, ma come se ne esce se il costo deve sempre essere chiesto a chi legge e mai a chi produce? Così, per coerenza, credo che la mia posizione non sia generosa ma solo coerente: scrivo per e di corpi che vengono lasciati fuori da tutto e sarebbe una contraddizione insopportabile mettere proprio loro dietro un muro a pagamento. Chi non ha una comunità, una genealogia politica, i soldi o lo spazio per esserci altrove, qui deve poter entrare e basta. L’accesso, per certe persone, è già una forma di resistenza?

Ma una casa, anche infestata, si regge su qualcosa. Dietro ogni Bolena ci sono ore di studio, archivi maneggiati con cura, letture, registrazioni, conversazioni con scrittrici ed editrici. Voglio che nel tempo ci siano anche persone che liberamente possono trovare uno spazio in cui scrivere ed essere pagate per farlo, nuove idee ed altre professionalità. Per me anche è lavoro, per quanto fatto per amore, e il tempo che gli dedico è tempo reale, sottratto ad altro. Per questo, se puoi e solo se puoi, puoi sostenere il progetto con un abbonamento volontario. Non sbloccherà contenuti segreti, non ti renderà più gradita di chi non lo fa, non aprirà stanze riservate: tutto resta di tutte. Quello che fa è semplicemente tenere le luci accese e permettermi di continuare a scavare senza fretta e senza padroni, in un progetto totalmente senza editori a cui rendere conto e da trasformare in comunità.

Consideralo un gesto tra chi crede che questo lavoro debba esistere, non una transazione. Chi sostiene non compra un privilegio, ma tiene in piedi un muro. E chi non può sostenere è qui con lo stesso identico diritto di tutte le altre, perché e questo lo dico spesso, i nostri corpi non diventerrano mai tempio, ma resteranno sempre casa. Non si paga un biglietto per entrare in casa, figurati poi se è infestata.

Avatar di User

Subscribe to Bolena

tutti i corpi sono case infestate.

People